A fine 2019 Swisscom avrà raggiunto un primo traguardo nell’estensione della rete 5G: con un semplice aggiornamento software ha attivato una versione di base del 5G che copre il 90% della popolazione Svizzera. I terminali compatibili arriveranno sul mercato nel primo trimestre 2020.

A comunicarlo è oggi la stessa società, che riporta anche una intervista al CEO Urs Schaeppi (che riportiamo integralmente qui di seguito).

Urs Schaeppi

Urs Schaeppi, una fetta consistente della popolazione si oppone a un ulteriore potenziamento della telefonia mobile. Eppure Swisscom ha deciso di attivare una versione di base del 5G in tutta la Svizzera. È davvero necessario?

È semplicissimo: costruiamo oggi pensando al domani. Sulla nostra rete, da quando esistono gli smartphone assistiamo ogni giorno a una crescita costante del traffico dati. Il nostro compito è fare in modo che la rete funzioni a dovere anche l’anno prossimo e quello successivo, evitando una situazione di paralisi della società e dell’economia in cui intere regioni della Svizzera resterebbero improvvisamente senza copertura cellulare.

Si parla ad esempio di uno stop ai lavori di costruzione, ma sarebbe molto pericoloso. All’inizio le conseguenze non si notano, poi iniziano a farsi sentire e alla fine la rete all’improvviso si blocca.

Ma perché? In fondo, il dibattito riguarda solo il 5G.

Non è così, ed è proprio questo a preoccuparmi. Le attuali limitazioni, come ad esempio le moratorie, non riguardano solo l’estensione del 5G, ma anche la rete 4G già in funzione. È come se si dicesse: vietiamo le autostrade. In fondo esistono già le strade cantonali, basteranno quelle. Il risultato sarebbero le colonne di dati.

E invece tra un po’ non basteranno più.

Proprio così, ed è quello che rischia di succedere al 4G. Abbiamo bisogno di «autostrade» a più corsie con livelli più alti di efficienza. Ci serve una rete su cui possiamo dare la precedenza alle organizzazioni di pronto intervento.

E dobbiamo offrire all’industria le possibilità del 5G in modo che possa sviluppare la robotica e riportare posti di lavoro in Svizzera. La domanda di telefonia mobile cresce sempre di più ogni giorno. E non sembra destinata a smettere. Per questo il dibattito è anche contraddittorio.

In che senso contraddittorio?

Il 97% delle economie domestiche possiede uno smartphone. Eppure, oltre il 50 percento degli svizzeri teme che la telefonia mobile possa avere conseguenze sulla salute. Ci si oppone alle antenne, ma contemporaneamente l’infrastruttura è più utilizzata che mai. Il traffico dati continua a crescere a tutta velocità.

È rimasto sorpreso da questa grande resistenza?

Sì e no. Già in passato c’erano stati dibattiti simili. Al 5G vengono associati timori di ogni tipo. Alcune di queste paure, però, hanno ben poco a che vedere con il 5G. Il dibattito si riduce così alla tecnologia senza guardare al modo in cui noi, come società, vogliamo gestire le nuove possibilità. Per ora tante persone non capiscono quali vantaggi personali in più potrebbero ottenere e hanno solo tanta incertezza.

Molti dicono anche: la rete è già abbastanza veloce, basta così.

Oggi sì, ma domani non più. Il rapporto dell’UFAM conferma che le reti mobili nelle aree urbane sono al limite delle loro capacità. Infatti il consumo di dati dei nostri clienti cresce rapidamente. Negli ultimi sette anni il volume di dati è cresciuto di 40 volte. E con la normativa attuale, nove impianti su dieci sono impossibili da potenziare. Né con il 4G né con la versione completa del 5G. Immagini una legge che vietasse di ristrutturare tutti gli edifici andando oltre i 2 piani.

Non è forse un paragone azzardato? In fondo per adesso non esistono nemmeno i terminali per la versione di base del 5G di cui parlava all’inizio.

Come già detto: costruiamo oggi pensando al domani. I primi terminali in grado di utilizzare la versione di base saranno disponibili nei negozi nel 2020. La nostra rete sarà pronta all’appuntamento. Chi naviga sul 5G è più efficiente e lascia spazio anche agli utenti di telefonia mobile.

A livello globale è in corso una vera e propria corsa al 5G e Swisscom è sicuramente nel gruppo di testa. Però non la sento particolarmente euforico, o sbaglio?

Sono convinto che il 5G offra un valore aggiunto alla Svizzera. Con Ypsomed abbiamo dimostrato cosa permette di fare all’industria: lì il vantaggio tecnologico diventa davvero percepibile. E qui Ypsomed si basa sul 5G. Quindi sì: la nostra tecnologia è un motivo di vanto e sono molto fiero dei miei colleghi. E di nuovo sì: naturalmente preferirei parlare dei traguardi tecnologici raggiunti.

Ma questo entusiasmo per la tecnologia non serve a nulla se nelle persone suscita paure e preoccupazioni. Dobbiamo far capire che si tratta dell’evoluzione di una tecnologia su cui la ricerca lavora da decenni, senza nessuna novità a livello di sistema di funzionamento ed esposizione. Però con caratteristiche di efficienza e intelligenza che offrono tante possibilità soprattutto a un polo industriale e scientifico come la Svizzera.

Quali sono le prospettive?

Auspichiamo un’oggettivizzazione del dibattito: il rapporto dell’UFAM che ho già menzionato è un buon punto di partenza. Con un pizzico di autocritica devo ammettere che forse la scelta dell’industria globale di promuovere il 5G come una rivoluzione anziché come un’evoluzione non è stata del tutto azzeccata.

Potenziamo la rete guardando al futuro, rispettiamo tutte le regole e prendiamo sul serio le preoccupazioni. Oggi la domanda è: ma perché state realizzando il 5G? Tra qualche anno sarà: quando arriverà finalmente anche da noi? Oppure oggi riesce a immaginare di non avere campo a Delémont o a Zurigo Wiedikon?

Potrebbe davvero succedere?

Sì, se la paura aumenta. Ma sono ottimista. Tra qualche anno sarà chiaro a tutti che il 5G è come il passaggio dalla lampadina a incandescenza al LED. Il LED è un po’ più difficile da capire, ma è la risposta alle sfide del futuro. Proprio come il 5G.


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